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5 min readChapter 3Asia

Discesa o Attraversamento

Il viaggio nel Bardo inizia con il momento della morte, una transizione significativa che segna la partenza dell'anima dal regno fisico. Una volta liberato il corpo, si crede che l'anima entri in uno stato intermedio noto come Chikhai Bardo, dove sperimenta la dissoluzione della forma fisica. Questa fase è spesso rappresentata come un'esperienza surreale, in cui l'anima incontra luci brillanti e manifestazioni vivide, simboleggiando sia il potenziale per l'illuminazione sia le distrazioni del desiderio. L'anima deve navigare attraverso queste esperienze, comprendendo la loro natura effimera mentre si prepara per il viaggio più profondo che l'attende. Questa fase iniziale serve da promemoria della natura transitoria della vita, enfatizzando la convinzione che l'esistenza sia una serie di momenti fugaci, ognuno dei quali detiene il potenziale per il risveglio.

Man mano che l'anima avanza, entra nel Chonyid Bardo, dove affronta la verità delle sue azioni passate. In questa fase, l'anima incontra Yama, il signore della morte, che attende con una bilancia per pesare le azioni del defunto. I ricordi della loro vita lampeggiano davanti a loro, presentando un vivace insieme di esperienze, relazioni e scelte. Questo momento di riflessione è cruciale, poiché consente all'anima di fare i conti con le conseguenze delle sue azioni, fungendo sia da rendiconto che da opportunità di crescita. Gli antichi credenti comprendevano questa fase come una parte necessaria del viaggio, dove ogni anima deve affrontare le implicazioni morali della propria vita, rafforzando gli insegnamenti del karma che permeano il buddismo tibetano.

L'attraversamento del fiume, una metafora significativa nella credenza tibetana, rappresenta la transizione nella fase successiva dell'aldilà. Questo fiume, spesso identificato come il fiume dell'oblio, funge da barriera tra il conosciuto e l'ignoto. Le anime devono affrontare la paura di perdere la propria identità, mentre lasciano dietro di sé gli attaccamenti delle loro vite precedenti. Guidate dai loro spiriti guida, che possono includere antenati o esseri illuminati, sono incoraggiate ad abbracciare il viaggio che le attende, rinunciando alle loro paure e desideri. Il fiume simboleggia la purificazione degli attaccamenti passati, suggerendo che la vera liberazione deriva dal lasciar andare i pesi che appesantiscono lo spirito.

In alcune tradizioni, l'anima incontra un ponte che simboleggia il passaggio dal regno dei vivi al Bardo. Questo ponte è spesso rappresentato come fragile, richiedendo all'anima di attraversarlo con cautela e consapevolezza. L'atto di attraversare questo ponte segna l'accettazione del proprio destino, riconoscendo sia i pesi delle azioni passate sia il potenziale per la rinascita. Diventa un momento trasformativo, in cui l'anima deve evocare il coraggio per andare avanti, lasciando dietro di sé il familiare mentre si avventura nell'ignoto. Questo motivo dell'attraversamento è prevalente in molte mitologie, riflettendo un tema universale di transizione e le sfide che accompagnano i cambiamenti significativi nella vita.

Il richiamo degli antenati risuona durante questo viaggio, mentre guidano l'anima attraverso il Bardo, offrendo saggezza e supporto. Nella credenza tibetana, si crede che gli spiriti dei defunti rimangano connessi ai vivi, fornendo guida durante i periodi di transizione. Questa connessione rafforza l'idea che la morte non sia una fine, ma una continuazione dell'esistenza, poiché la saggezza degli antenati illumina il cammino che attende. Questa convinzione sottolinea il contesto culturale in cui questi miti erano compresi; le comunità spesso si impegnavano in rituali per onorare i propri antenati, rafforzando i legami che trascendono la vita e la morte.

Mentre l'anima naviga attraverso queste varie fasi, incontra sia sfide che opportunità di liberazione. Le prove affrontate durante questo viaggio servono a testare la determinazione e la comprensione dell'anima. Coloro che hanno coltivato compassione e saggezza nella vita possono trovare l'attraversamento più agevole, mentre coloro che sono gravati da attaccamenti irrisolti possono lottare contro le correnti del fiume, rappresentando l'attrazione dei loro desideri. Questa dualità dell'esperienza riflette schemi mitologici più ampi in cui il viaggio dell'anima spesso rispecchia le prove affrontate nella vita, enfatizzando l'importanza di una vita etica e dello sviluppo spirituale.

In questo intricato viaggio, il ruolo degli spiriti guida diventa sempre più importante. Essi assistono l'anima nella navigazione delle complessità del Bardo, fornendo incoraggiamento e intuizioni mentre affronta il suo passato. La presenza di queste guide sottolinea l'interconnessione di tutti gli esseri, illustrando la convinzione che i vivi e i morti siano intrecciati in un ciclo continuo di supporto e guida. Altre tradizioni descrivono figure simili che assistono le anime nel loro passaggio, evidenziando un filo comune in molte mitologie in cui i defunti non sono lasciati a navigare nell'aldilà da soli.

Come stabilito nel capitolo precedente, le prove affrontate durante questa discesa non sono semplicemente ostacoli, ma opportunità di riflessione e crescita. Il viaggio attraverso il Bardo è una significativa esplorazione del sé, dove l'anima deve confrontarsi con la propria vera natura e l'impatto delle proprie scelte. Questo processo plasma l'esito della fase successiva, mentre l'anima si prepara per le prove di giudizio che la attendono. La convinzione nel Bardo serve da promemoria per i vivi sull'importanza della consapevolezza e della condotta etica, poiché le conseguenze delle proprie azioni si estendono oltre il regno fisico, influenzando infine il viaggio dell'anima attraverso l'aldilà.