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5 min readChapter 2Europe

Atto di Creazione

Nella tradizione Sami, l'atto di creazione fu un evento profondo, iniziato dalla Grande Madre, Maderakka, che emerse dal vuoto, incarnando sia la terra che le qualità nutrienti della vita. Con un profondo respiro, espirò nell'espansione informe, e dal suo respiro, i primi elementi del mondo iniziarono a prendere forma. Mentre pronunciava le parole sacre della creazione, il cielo si dispiegò sopra di lei, una vasta cupola dipinta con le sfumature dell'alba, mentre la terra emergeva sotto i suoi piedi, solida e ricca di potenziale. Questo atto di creazione simboleggia la convinzione che tutta la vita sia interconnessa, derivante da una fonte unica, e riflette la comprensione Sami del loro posto all'interno del mondo naturale.

Il primo atto di Maderakka fu quello di creare le acque, che scorrevano liberamente, formando fiumi e laghi che avrebbero sostenuto la vita. In questo oceano primordiale, convocò gli spiriti delle onde, che danzavano sulla superficie, portando movimento e vitalità alla quiete. Le acque erano considerate sacre, una fonte di vita e purificazione, essenziali per le mandrie di renne e per il popolo Sami che sarebbe venuto a fare affidamento su di esse. Ogni goccia d'acqua era infusa con l'essenza degli spiriti, assicurando che la vita prosperasse nel nuovo mondo. Questa convinzione nella sacralità dell'acqua riflette il profondo rispetto dei Sami per gli elementi naturali, che erano compresi come impregnati di significato spirituale.

Successivamente, Maderakka rivolse la sua attenzione alla terra, scolpendo montagne e valli con la grazia di un maestro artigiano. Modellò le foreste, riempiendole di alberi che avrebbero fornito riparo e sostentamento. Gli spiriti della terra, incluso lo spirito delle renne Sáráhkká, presero posto tra gli alberi, assicurando che l'equilibrio della natura fosse preservato. Le montagne si ergevano come guardiani della terra, le loro cime che si protendevano verso i cieli, mentre le valli cullavano la vita che presto avrebbe prosperato. In alcune versioni del mito, si dice che le montagne siano state formate dalle ossa di antichi giganti, enfatizzando l'idea che la terra stessa sia viva con la storia e l'essenza di coloro che sono venuti prima.

Mentre la terra e le acque prendevano forma, il sole e la luna nacquero dalla volontà della Grande Madre. Il sole, Lumme, era un essere radioso, illuminando il mondo con calore e luce, mentre la luna, conosciuta come Mánnu, seguiva il suo cammino, riflettendo il brillante sole durante la notte. Insieme, governavano i cicli del giorno e della notte, stabilendo ritmi che avrebbero guidato le vite del popolo Sami per generazioni a venire. L'interazione di questi corpi celesti creava un equilibrio cruciale per la crescita delle piante e la migrazione delle renne. Altre tradizioni descrivono il sole e la luna come fratelli, bloccati in una danza perpetua, simboleggiando la dualità della luce e dell'oscurità, del giorno e della notte, e la natura ciclica dell'esistenza.

I primi esseri della terra emersero dall'unione delle creazioni di Maderakka. I Sami credevano che i primi umani fossero nati dalla terra stessa, modellati dall'argilla e infusi con il respiro della vita. Questi primi umani erano dotati di una profonda connessione con la natura, impregnati della saggezza degli antenati che avevano vegliato sulla terra. Non erano semplici mortali, ma portatori dello spirito della terra, incaricati di mantenere l'armonia all'interno dell'ecosistema. Questa convinzione sottolinea la comprensione Sami del ruolo dell'umanità come custodi della terra, evidenziando l'importanza di vivere in accordo con i ritmi della natura.

Mentre il paesaggio prendeva forma, il noaidi iniziò a emergere come una figura vitale all'interno della cosmologia Sami. Il noaidi, un leader sciamanico, si credeva possedesse la capacità di viaggiare tra i mondi, collegando il regno fisico con il mondo degli spiriti. Attraverso l'uso del tamburo sacro, il noaidi poteva entrare in stati di trance, comunicando con gli spiriti della natura e cercando guida per la comunità. Questa pratica era essenziale per garantire il benessere dei Sami, poiché manteneva l'equilibrio tra il visibile e l'invisibile. Il ruolo del noaidi riflette un modello mitologico più ampio presente in molte culture, dove sciamani o leader spirituali fungono da intermediari tra i regni umano e divino.

Con il mondo ora vivo e vibrante, gli spiriti della natura furono assegnati ai loro ruoli, ciascuno responsabile di un aspetto specifico della vita. Lo spirito delle renne, Sáráhkká, divenne il protettore delle mandrie, assicurandone la sopravvivenza e guidandole attraverso i rigidi inverni artici. Altri spiriti governavano le foreste, le acque e i cieli, creando una rete di interdipendenza che definiva la relazione dei Sami con il loro ambiente. Questa rete intricata di spiriti illustra la credenza Sami nell'animismo, dove tutti gli elementi della natura sono visti come dotati di spirito e agenzia, rafforzando l'idea che gli esseri umani siano parte di una comunità più ampia di esseri.

Quando l'atto di creazione giunse al termine, la Grande Madre, Maderakka, guardò il suo lavoro con soddisfazione. La terra era ora un arazzo vivente, tessuto con i fili dello spirito e della vita, e il popolo Sami era pronto a intraprendere il proprio viaggio all'interno di questo mondo appena formato. L'equilibrio della natura era stato stabilito, ma la storia in evoluzione dei Sami era solo all'inizio, conducendo a un'epoca in cui gli dèi e gli esseri umani avrebbero interagito in modi profondi. Questa narrazione serve non solo come mito della creazione, ma anche come storia fondamentale che spiega le origini della visione del mondo Sami, enfatizzando la loro profonda connessione con la terra e le forze spirituali che la abitano.