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5 min readChapter 1Europe

Prima del Mondo

Nella credenza Sami, lo stato primordiale dell'esistenza è spesso caratterizzato dal concetto della Grande Madre, conosciuta come Maderakka, che è associata alla terra e ai cicli della vita. Prima che il mondo fosse formato, esisteva un vasto e informe vuoto, un'espansione cosmica dove luce e oscurità si intrecciavano, e nulla aveva ancora preso forma. Questo vuoto era colmo dell'essenza del potenziale, dove gli spiriti della natura cominciavano a muoversi, in attesa della chiamata a creare. Maderakka, incarnando sia forze nutritive che distruttive, custodiva in sé i semi della vita, in attesa del momento del risveglio. Il vuoto era anche dimora degli antenati, gli spiriti di coloro che avevano camminato sulla terra prima, legati alla terra ma non ancora formati nella fisicità, esistendo solo come sussurri nei venti cosmici.

Il mito di Maderakka funge da spiegazione simbolica dell'esistenza stessa, illustrando l'interconnessione tra vita, morte e rinascita. Riflette la comprensione Sami del mondo come un'entità vivente, dove ogni aspetto della natura è impregnato di spirito e scopo. La natura ciclica della vita è sottolineata dal duplice ruolo di Maderakka come donatrice e distruttrice, enfatizzando la credenza che creazione e distruzione siano due facce della stessa medaglia. Questa comprensione era cruciale per i Sami, che dipendevano dalla terra e dalle sue risorse per la sopravvivenza, e plasmava il loro rapporto con l'ambiente, promuovendo un profondo rispetto per il mondo naturale.

All'interno di questo vuoto, emerse il concetto di noaidi, una figura sciamanica che avrebbe successivamente collegato i regni dei vivi e degli spiriti. Il noaidi non era ancora manifestato, ma il potere del tamburo, uno strumento sacro usato per viaggiare in altri regni, risuonava nel silenzio, chiamando gli spiriti. Il battito del tamburo era un battito cardiaco del cosmo, echeggiando attraverso l'oscurità, una promessa di creazione che presto si sarebbe svelata. Si diceva che il tamburo potesse evocare gli spiriti degli animali e degli antenati, collegando il noaidi ai ritmi sacri della vita che sarebbero presto emersi. Questa connessione evidenzia la credenza che il noaidi non fosse semplicemente un praticante di magia, ma un vitale condotto attraverso il quale le energie dell'universo potevano fluire, facilitando la comunicazione tra i regni.

Mentre il vuoto pulsava con l'energia della creazione, gli spiriti della natura cominciarono a prendere forma, ognuno rappresentando un diverso aspetto del mondo ancora da nascere. Questi spiriti includevano il guardiano delle renne, una creatura vitale nella cultura Sami, simboleggiando sostentamento e sopravvivenza nel duro paesaggio artico. Lo spirito della renna, conosciuto come Sáráhkká, era venerato per guidare i branchi e garantire la prosperità del popolo Sami. In questo stato di non-esistenza, gli spiriti attendevano il momento in cui sarebbero stati chiamati nel mondo, per incarnare gli elementi e governare l'equilibrio della natura. Questa venerazione per gli spiriti animali riflette un modello più ampio in molte mitologie indigene, dove gli animali sono visti come insegnanti e guide, incarnando qualità essenziali che gli esseri umani cercano di emulare.

L'atto di creazione non era semplicemente un evento singolo, ma una culminazione di forze che convergevano all'interno del vuoto. I Sami antichi credevano che la Grande Madre, con il suo immenso potere, avrebbe dato vita alla terra, al cielo e alle acque, ogni elemento infuso con l'essenza degli spiriti che avevano atteso pazientemente. L'oscurità non era più una semplice assenza di luce; era un terreno fertile per l'emergere della vita, dove l'interazione delle forze avrebbe presto plasmato il cosmo. Questa comprensione si allinea con altri miti di creazione trovati in varie culture, dove il caos o il vuoto servono da precursori all'ordine e all'esistenza, enfatizzando la credenza che la creazione emerga dalle profondità dell'informe.

Anche gli antenati giocarono un ruolo cruciale in questo stato primordiale, poiché i loro spiriti rimanevano, vegliando sulla creazione che si stava svolgendo. Si credeva che possedessero saggezza e conoscenza, guidando le future generazioni dei Sami. In questo modo, il vuoto non era semplicemente vuoto; era un regno ricco di potenziale, brulicante dell'essenza di ciò che sarebbe venuto. Mentre la Grande Madre si preparava per l'atto di creazione, gli spiriti della natura e gli antenati si unirono in uno scopo comune, pronti a dare vita a un mondo in cui i Sami potessero prosperare. Questa memoria collettiva degli antenati evidenzia l'importanza della discendenza e dell'eredità nella cultura Sami, rafforzando la credenza che il passato informi il presente e plasmi il futuro.

Mentre le energie del vuoto cominciavano a coalescere, il palcoscenico era pronto per l'atto trasformativo di creazione che avrebbe plasmato il paesaggio e i suoi abitanti. L'interazione tra oscurità e luce avrebbe presto lasciato spazio alla nascita della terra, mentre la Grande Madre scatenava il suo potere, segnando l'inizio di una nuova era in cui il popolo Sami avrebbe trovato il proprio posto nel cosmo. In alcune versioni del mito, si dice che il primo respiro di vita sia stato tratto dall'unione di Maderakka e degli spiriti, creando un mondo vibrante pieno di flora e fauna, ogni elemento impregnato dell'essenza degli spiriti che avevano a lungo atteso il loro arrivo. Altre tradizioni descrivono l'emergere dei primi esseri umani, che furono plasmati dalla terra stessa, richiamando temi presenti in varie storie di creazione attraverso le culture, dove l'umanità è intimamente connessa alla terra.

Così, il mito di Maderakka e del vuoto primordiale serve non solo come narrazione della creazione, ma come un quadro fondamentale per comprendere l'esistenza all'interno della cultura Sami. Incapsula il rapporto tra il popolo Sami e il mondo naturale, illustrando la credenza che tutta la vita sia interconnessa e che gli spiriti della natura, degli antenati e del cosmo stesso giochino un ruolo vitale nel plasmare la realtà dei viventi. Mentre i Sami continuano a onorare queste antiche credenze, portano avanti l'eredità dei loro antenati, assicurando che la saggezza del passato rimanga viva nel loro presente e futuro.