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5 min readChapter 3Asia

La Prima Età

Dopo la creazione, il mondo fiorì sotto gli occhi vigili di Izanagi e Izanami, la cui unione aveva dato vita al primo age dei esseri divini. Le Otto Isole del Giappone emersero, ciascuna un testamento della loro creatività e potere. Questo atto di creazione non era semplicemente un evento; simboleggiava l'essenza stessa dell'esistenza, illustrando la credenza che il divino e il mondo naturale siano intrecciati. La terra era ricca e vibrante, piena di foreste lussureggianti, fiumi che scorrevano e montagne che si innalzavano verso i cieli, incarnando la sacralità della natura come percepita dagli antichi credenti.

I primi dei, nati dall'essenza di Izanagi e Izanami, presero posto tra i regni della natura e dell'umanità. Tra queste divinità c'era Amaterasu, la dea del sole, che illuminava il mondo e portava calore alla terra, simboleggiando vita e crescita. La sua emersione dall'unione divina illustrava la credenza nella natura ciclica della vita, dove la luce scaccia l'oscurità e favorisce la crescita. Tsukuyomi, il dio della luna, governava la notte, proiettando ombre e guidando le maree, incarnando i ritmi del tempo e l'ordine naturale. La sua presenza era essenziale per l'agricoltura e la navigazione, rafforzando la comprensione che i corpi celesti non erano semplicemente entità distanti, ma partecipanti attivi nella vita dei mortali. Nel frattempo, Susanoo, il dio della tempesta, rappresentava le forze caotiche della natura, incarnando sia distruzione che rinnovamento. La sua natura tempestosa serviva da promemoria del potere degli elementi e della necessità di rispettarli, poiché le tempeste potevano portare sia devastazione che le piogge necessarie per i raccolti.

Insieme, questi dei stabilirono l'ordine naturale, ciascuno governando i propri domini e interagendo con il mondo emergente dell'umanità. La linea divina era venerata, e rituali come le cerimonie di piantagione del riso furono creati per onorare i loro contributi. Queste cerimonie non erano semplici atti di culto; erano pratiche vitali che garantivano la fertilità della terra e la prosperità del popolo. Gli antichi giapponesi comprendevano che la loro sopravvivenza dipendeva dall'appagare gli dei, e così, la connessione tra il divino e i cicli agricoli divenne una pietra miliare della loro cultura.

Questa era era caratterizzata da armonia, poiché gli dei e gli esseri umani coesistevano, favorendo una profonda connessione con la terra e il divino. La relazione tra Izanagi, Izanami e i loro figli illustrava la credenza che gli dei fossero intimamente coinvolti negli affari dell'umanità, guidandoli verso un'esistenza prospera. Templi e santuari furono eretti per onorare queste divinità, e festival venivano celebrati per segnare il cambiamento delle stagioni, rafforzando la comprensione che la vita era un ciclo sacro governato da forze divine.

Eppure, mentre il mondo prosperava, sussurri di discordia iniziarono a emergere, accennando alle sfide che avrebbero presto interrotto questo fragile equilibrio. In alcune versioni del mito, si dice che Izanami, dopo aver dato alla luce il dio del fuoco Kagutsuchi, fu gravemente bruciata e alla fine soccombette alla morte. Questo evento segnò un momento cruciale nella narrazione mitologica, introducendo i temi della perdita e del ciclo inevitabile di vita e morte. Gli antichi credenti interpretarono questo come un aspetto necessario dell'esistenza, dove creazione e distruzione erano due facce della stessa medaglia, ciascuna essenziale per la continuazione della vita.

Altre tradizioni descrivono la discesa di Izanami in Yomi, la terra dei morti, come un viaggio che riflette la credenza nell'aldilà e la connessione tra i vivi e i defunti. Questa discesa serve da promemoria della mortalità e del rispetto per gli antenati, enfatizzando l'importanza di onorare coloro che sono passati. Le sfide affrontate da Izanagi dopo la perdita di Izanami, mentre cercava di riportarla da Yomi, evidenziano la lotta tra vita e morte, un tema prevalente in molte mitologie nel mondo.

La coppia divina, ignara delle prove imminenti, continuò i propri doveri divini, nutrendo il mondo e i suoi abitanti. Le loro azioni erano viste come un riflesso dei più ampi schemi mitologici di creazione, dove gli dei plasmavano attivamente il mondo mentre erano simultaneamente soggetti alle forze che avevano scatenato. Questo dinamico gioco di interazione tra volontà divina e legge naturale è un tema ricorrente in molte mitologie, illustrando la credenza che gli dei, pur essendo potenti, non siano onnipotenti e debbano navigare le complessità dell'esistenza.

Man mano che il primo age si sviluppava, l'armonia stabilita da Izanagi e Izanami iniziò a sfilacciarsi, preannunciando i conflitti e le calamità che si sarebbero presentati. Gli antichi giapponesi credevano che gli dei, nonostante la loro natura divina, non fossero immuni alle prove dell'esistenza. Questa credenza serviva a umanizzare le divinità, rendendole relazionabili per le persone che le adoravano. L'emergere graduale della discordia era visto come un precursore necessario alla crescita e alla trasformazione, rafforzando l'idea che le sfide siano una parte integrante dell'ordine cosmico.

In conclusione, il primo age, caratterizzato dall'unione creativa di Izanagi e Izanami, fu un periodo di profonda significanza nella mitologia giapponese. Spiegava l'interconnessione del mondo naturale e del divino, illustrando come le azioni degli dei plasmasero le vite dei mortali. I rituali e le credenze che sorsero durante questo tempo riflettevano una profonda comprensione dei cicli di vita, morte e rinascita, enfatizzando l'importanza di mantenere l'armonia con il mondo naturale. Man mano che l'era progrediva, i semi della discordia venivano seminati, preparando il terreno per le prove che avrebbero sfidato il tessuto stesso dell'esistenza e la relazione tra il divino e l'umanità.