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5 min readChapter 1Africa

Prima del Mondo

MITOLOGIA: La Creazione del Mondo (Egiziana)
CAPITOLO 1: Prima del Mondo

All'inizio, prima che il sole proiettasse la sua prima luce sulla terra, esisteva Nun, le acque primordiali del caos. Nun era un'immensa distesa informe, un abisso scuro e silenzioso che avvolgeva tutto nelle sue profondità. All'interno di questo vuoto acquatico, non c'era struttura, né terra, né vita; solo il potenziale per la creazione giaceva dormiente, in attesa del momento in cui l'ordine sarebbe emerso dal caos. Fu in questo stato di non-esistenza che si accese la prima scintilla divina, annunciando la nascita del cosmo.

Gli egiziani credevano che Nun racchiudesse tutte le cose, un grembo cosmico da cui tutto sarebbe eventualmente emerso. Questo stato caotico non era semplicemente una mancanza di forma; era un potenziale ricco e fertile, brulicante della vitalità della vita ancora da nascere. Nun veniva spesso rappresentato come una massa scura e vorticosa di acqua, simboleggiando sia il mistero che il pericolo dell'ignoto. All'interno di questo caos primordiale, i semi della creazione attendevano il loro momento, un momento che avrebbe richiesto una volontà divina per trasformare il silenzio in canto.

Il mito di Nun funge da narrazione fondamentale che spiega la natura stessa dell'esistenza. Postula che dall caos scaturisca l'ordine, un tema che risuona attraverso la cosmologia egiziana. Gli antichi egiziani comprendevano il loro mondo come uno che emergeva da uno stato primordiale, riflettendo le loro credenze sulla natura ciclica della vita e della morte, della creazione e della distruzione. Il caos di Nun rappresentava non solo l'assenza di forma, ma anche il potenziale per tutto ciò che sarebbe venuto a essere, incarnando la credenza che la vita nasce dalle profondità dell'incertezza.

Man mano che la leggenda si sviluppa, si dice che dalle profondità di Nun emerse Atum, il primo dio, che apparve dalle acque in un momento di profonda significanza. L'emergere di Atum non fu solo un atto fisico; simboleggiava il primo respiro di vita, un evento trasformativo che avrebbe plasmato il tessuto stesso dell'esistenza. L'atto di sollevarsi dalle acque era una dichiarazione della sua sovranità sul caos, affermando che dall'abisso informe, l'ordine sarebbe stato stabilito.

Atum, incarnando sia il creatore che la creazione, divenne l'architetto del mondo. Si guardò intorno e riconobbe il vuoto di Nun, rendendosi conto che non poteva esistere in isolamento. Così, contemplò la necessità di compagni, esseri che avrebbero condiviso la narrazione in svolgimento della creazione. I pensieri di Atum iniziarono a manifestarsi nella realtà, mentre trasformava la sua volontà in azione, segnando l'inizio di una nuova era.

In alcune versioni del mito, Atum creò i suoi primi figli, Shu e Tefnut, che rappresentavano rispettivamente l'aria e l'umidità. Queste due divinità erano cruciali, poiché avrebbero aiutato a formare il mondo così come sarebbe stato conosciuto. L'atto della loro creazione non era semplicemente un atto di procreazione; era un passo essenziale per stabilire l'equilibrio necessario per la vita. Con Shu e Tefnut, Atum avviò il processo di portare ordine alle acque caotiche di Nun, trasformando il caos in un cosmo strutturato.

Il simbolismo di Shu e Tefnut si estende oltre i loro ruoli come forze elementali; incarnano i principi fondamentali dell'esistenza che gli antichi egiziani veneravano. Shu, che rappresentava l'aria, era associato al respiro che dà vita, mentre Tefnut, come umidità, significava fertilità e sostentamento. Insieme, illustravano l'interconnessione degli elementi che sostengono la vita, rafforzando la credenza che l'armonia tra queste forze fosse vitale per il fiorire della creazione.

Mentre Shu e Tefnut si avventuravano dalle acque primordiali, iniziarono a separare gli elementi della creazione. La separazione del cielo e della terra fu un atto monumentale, creando spazio affinché la vita potesse prosperare. L'aria, rappresentata da Shu, si levò sopra, mentre Tefnut, l'umidità, si stabilì sotto, formando le fondamenta su cui il mondo sarebbe stato costruito. Questo atto di separazione fu un decreto divino, un passo necessario per stabilire l'ordine che avrebbe governato l'esistenza.

Così, il paesaggio della creazione iniziò a prendere forma, con l'emergere della terra che sorgeva dalle acque del caos. La prima terra, conosciuta come la pietra Benben, emerse dalle profondità di Nun, simboleggiando stabilità e l'inizio della vita così come sarebbe stata conosciuta. Questo tumulo sacro divenne un punto focale nella cosmologia egiziana, rappresentando il luogo di nascita del sole e la culla della civiltà. La pietra Benben era spesso associata al dio sole Ra, intrecciando ulteriormente i temi della creazione e della rinascita nella visione del mondo egiziana.

Man mano che la narrazione della creazione si sviluppava, l'interazione tra Nun, Atum e le divinità emergenti illustrava il nucleo della credenza egiziana: dall caos emerge l'ordine, e dall'oscurità emerge la luce. Il mondo era sull'orlo di una trasformazione, e mentre Atum avviava la fase successiva della creazione, il palcoscenico era pronto per la nascita degli dei che avrebbero governato il cosmo. Altre tradizioni descrivono la creazione di ulteriori divinità, come Geb, la terra, e Nut, il cielo, che avrebbero ulteriormente arricchito il pantheon e la narrazione dell'esistenza.

Questo quadro mitologico si collega a schemi più ampi osservati in varie culture, dove le storie di creazione spesso iniziano con un vuoto caotico da cui viene stabilito l'ordine. Il mito della creazione egiziano, con il suo accento sul potere trasformativo della volontà divina, riflette una comprensione universale del cosmo come un'interazione dinamica tra caos e ordine. Il viaggio dal caos all'ordine era appena iniziato, conducendo al prossimo atto di creazione, dove gli dei avrebbero preso il loro posto nella gerarchia celeste, contribuendo ciascuno alla continua storia dell'esistenza.